Per Mastopessi o Lifting della mammella si indica quella procedura volta a riportare verso l’alto la ghiandola mammaria, ripristinando al contempo la sua forma conica ideale.
La chirurgia della mammella rappresenta un cardine della chirurgia estetica.
Le ragioni sono comprensibili: l’area mammaria, nella donna, è legata ad istinti ancestrali che riconducono alla fertilità e all’allattamento (innato desiderio da parte dell’uomo di trovare una compagna con cui riprodursi e far proseguire la specie), ma anche ad una sensualità di fatto specifica, perché unica. Ricordiamo infatti che fino alla pubertà le mammelle sono del tutto simili nei due sessi. In seguito, solo la ghiandola femminile si sviluppa nei modi che conosciamo, determinando quella netta differenza di genere, responsabile di tante attenzioni.
Da un punto di vista anatomico, il ‘seno’ propriamente detto dovrebbe indicare lo spazio più o meno virtuale che separa le due mammelle. Per estensione, colloquialmente, oggi il termine è usato per riferirsi a tutto l’organo. La mammella femminile è formata essenzialmente da un involucro cutaneo, da tessuto ghiandolare, da tessuto adiposo e da una componente fibro-legamentosa di sostegno, a partenza dalla clavicola, che sorregge il tutto come un reggiseno naturale (legamento di Cooper). Al di sotto vi sono il muscolo pettorale e le costole. La forma ideale della mammella è conica (dovuta essenzialmente alla componente ghiandolare) e nel punto più proiettato (apice del cono) troviamo il complesso areola capezzolo. Sia il complesso areola capezzolo che il polo inferiore della mammella sono situati al di sopra della linea ideale tracciata lungo il solco sottomammario.
Da tali descrizioni si comprende facilmente il motivo per cui nella donna, a differenza dell’uomo, un’intensa attività fisica a livello dei muscoli pettorali non riesce né a sostenere né ad aumentare il volume delle mammelle. La forma delle stesse, nel sesso femminile, è data esclusivamente dalla presenza di ghiandola e tessuto adiposo ben rappresentati e dal legamento di Cooper che ne evita la ptosi.
A seguito di gravidanze, trasformazione fibro-adiposa dei tessuti dovuta all’invecchiamento, indebolimento del legamento di Cooper, diete dimagranti, predisposizione individuale, la mammella va incontro a processi di appiattimento delle forme e caduta verso il basso, con una concomitante ridondanza dei tessuti cutanei. Esistono vari gradi di ptosi mammaria a seconda di quanto il complesso areola capezzolo discende al di sotto del solco sottomammario.
L’intervento consiste essenzialmente nel riposizionare verso l’alto il complesso areola capezzolo, ricostituire la forma conica della ghiandola mammaria e rimuovere la cute in eccesso. Questo comporterà la presenza di cicatrici di vario genere: periareolare (nei casi lievi), periareolare e verticale (nei casi intermedi) ed a ‘T’ invertita (quando c’è ptosi grave). Se presenti, si possono utilizzare i tessuti interni per realizzare una autoprotesi, che avrà il vantaggio di riempire il seno senza dover impiantare materiale estraneo. Ad essa si può associare un lipofilling, per consentire un ulteriore aumento del volume definitivo.
Quando la mammella risulta eccessivamente svuotata, oltre che ptosica, alla mastopessi si può associare una mastoplastica additiva. Tale intervento, che prende il nome di Mastopessi con protesi, è particolarmente complesso, va riservato agli operatori più che esperti, combina le due tecniche chirurgiche ed è ovviamente gravato da maggiori complicanze postoperatorie. In particolare la presenza di una protesi all’interno di tessuti mammari già compromessi in termini di elasticità e tenuta, determinerà un aggravio di peso sugli stessi, causando a volte una recidiva della ptosi. A maggior ragione, quando c’è necessità di eseguire una mastopessi contestuale, si consiglia la scelta di impianti di piccole dimensioni. Per ulteriori approfondimenti si può far riferimento alla pagina specifica sulla Mastoplastica additiva.
La prima visita ha una durata generalmente di circa 1/2 ora, durante la quale il dr. Fasciani raccoglierà l’anamnesi, valuterà le corrette indicazioni e spiegherà in maniera ampia e dettagliata effetti, limiti, eventuali controindicazioni o complicanze e risultati dell’intervento in questione.
Alla paziente verrà richiesto di effettuare gli esami di routine pre-operatori ed i necessari approfondimenti diagnostici sulla ghiandola mammaria, volti ad escludere la presenza di eventuali formazioni sospette. Ai soggetti fumatori è altamente consigliato di smettere di fumare almeno 1 mese prima dell’intervento. Recenti studi hanno dimostrato una forte correlazione fra l’aumento delle complicanze ed il fumo di sigaretta. Nei giorni che precedono l’intervento chirurgico non vanno assunti i farmaci antiinfiammatori, gli anticoagulanti e tutti quei farmaci o integratori che predispongono al sanguinamento delle ferite e va concordato con il dr. Fasciani l’eventuale assunzione di farmaci di altra natura. Il giorno dell’intervento è indispensabile rimuovere tutti gli oggetti metallici (orecchini, anelli, collane, braccialetti, piercing) ed eventualmente rimuovere i peli, se presenti, a livello di regione mammaria ed ascelle. A meno di indicazione contraria, è richiesto di presentarsi a digiuno in sala operatoria.
La mastopessi si può svolgere in anestesia locale con sedazione o in anestesia generale. L’intervento ha una durata di circa 2 ore, a meno che non si renda necessario un contestuale impianto di protesi, che raddoppierà il tempo previsto. Le incisioni cutanee, saranno chiuse con punti in materiale riassorbibile. Generalmente la paziente può tornare a casa poche ore dopo la fine dell’intervento. In caso di anestesia generale potrebbe rendersi necessaria una notte di ricovero in clinica. Utile la presenza di un accompagnatore che aiuterà la paziente a rientrare in sicurezza presso il proprio domicilio.
Dopo l’intervento, per circa 1 mese, alla paziente è richiesto di portare un reggiseno contenitivo notte e giorno, utile a proteggere i tessuti mammari operati e ad evitare che le protesi (quando presenti) possano dislocarsi (spostarsi dalla posizione originaria). Dopo una settimana il dr. Fasciani eseguirà un controllo postoperatorio per scongiurare eventuali complicanze precoci (ematomi, sieromi ed infezioni). Possibili effetti collaterali, in genere reversibili, sono il dolore, l’edema e le ecchimosi. A volte la paziente avverte una sensazione di scarsa sensibilità a carico dell’areola, che in genere scompare dopo qualche mese. A distanza sono possibili alterazioni della cicatrizzazione, dislocazioni, irregolarità del profilo, asimmetrie. I punti vengono rimossi dopo circa 2 settimane, se non cadono da soli. La cicatrice a livello periareolare tende a confondersi lungo il margine dell’areola mentre quella verticale col tempo diventa una ruga impercettibile. Se presente, quella a livello del solco sottomammario è nascosta dalla ghiandola. Dopo 2 settimane è previsto il ritorno alla vita di tutti i giorni. Dopo 3-4 settimane è possibile riprendere, in genere, l’attività sportiva non traumatica.