Il tatuaggio, è una procedura antichissima, dai significati più disparati: pratica di iniziazione all’età adulta durante le cerimonie rituali, simbolo religioso-sociale, appartenenza a una famiglia o ad una tribù, testimonianza del passaggio attraverso tappe importanti dell’esistenza umana (fertilità, matrimonio, maternità). In passato veniva attuato tramite una ‘scarificazione’ controllata della cute con immissione di un pigmento, cui seguivano procedure in grado di ritardare la guarigione e ottenere, così, una cicatrice permanente raffigurante il simbolo desiderato. Tale pratica, nell’era moderna, ha assunto una valenza per lo più decorativa, tanto da essere considerata una forma di body art, ed il suo utilizzo si è largamente diffuso nella popolazione. Il disegno cutaneo viene realizzato introducendo pigmenti a livello dermico mediante l’utilizzo di aghi sterili montati su strumenti specifici. Affinché duri nel tempo, il pigmento va posizionato ad una profondità tale da non essere soggetto al fisiologico turn over delle cellule epiteliali. La sede ideale quindi non è l’epidermide ma il derma superficiale e le particelle di colore dovranno avere dimensioni tali da impedire alle cellule spazzino dell’organismo (cellule dendritiche o cellule di Langherans) di portarle via.
In Italia quasi il 13% della popolazione è portatore di un tatuaggio e di questi si calcola che circa il 5%, nel corso della vita, si rivolga al medico chiedendone la rimozione per i motivi più disparati. Il desiderio comune è quello di vederlo scomparire, senza aloni, cicatrici o residui di alcun genere. Come vedremo, questo sovente non è possibile.
In passato sono stati utilizzati i metodi più disparati per rimuovere un tatuaggio indesiderato: dermoabrasione, crioterapia, peeling chimici con acido tricloroacetico, chirurgia.
A tutt’oggi la Rimozione chirurgica del tatuaggio, per disegni di piccole dimensioni laddove sia richiesta una asportazione completa ed in tempi brevi, rappresenta l’opzione di prima scelta: va ricordato che, in ogni caso ad essa, residua una cicatrice più o meno visibile.
A partire dagli anni ’90, con la scoperta della tecnologia ‘Q switched’, i Laser si sono imposti come tecnica di prima scelta nella rimozione dei tatuaggi. Si tratta di laser non ablativi, con impulso d’azione brevissimo, progettati per colpire pigmenti specifici presenti nella cute, senza danneggiare i tessuti circostanti. Questa modalità trova il suo razionale nel concetto base della scienza dei laser: la fototermolisi selettiva. La luce emessa da un laser, avendo una lunghezza d’onda specifica, sarà assorbita dal bersaglio (cromoforo) in modo selettivo preservando dal danno i tessuti circostanti. La trasformazione della luce in calore è responsabile della distruzione specifica del pigmento. Maggiori sono le differenze in concentrazione di cromoforo tra il bersaglio e la cute circostante, migliore sarà l’effetto definitivo, minimizzando gli effetti collaterali. L’esempio tipico è un tatuaggio di colore nero, dal disegno sottile, su una cute chiara e non abbronzata (povera di melanina, che andrebbe ad interferire col trattamento). Come scritto in precedenza, il cromoforo principale dei tatuaggi è il nero, anche se i disegni moderni contemplano una grande varietà di colori. Di norma i laser medici esplicano la loro azione in impulsi della durata di millisecondi (un millesimo di secondo). Questo consente di cedere, in maniera controllata, una parte del calore ai tessuti che si intende danneggiare. Nel caso dei tatuaggi, invece, lo scopo è quello di cedere meno calore possibile, in modo da minimizzare il danno a carico del derma. L’impulso deve essere intenso ma breve. Ciò è stato reso possibile grazie all’avvento dei Laser ‘Q switched’, in grado di produrre impulsi ad altissima intensità, della durata di nanosecondi (miliardesimi di secondo). Solo un raggio con tali caratteristiche, infatti, è in grado di frammentare le particelle pigmentate consentendo di disperdere l’energia senza danno ai tessuti. Tale fenomeno prende il nome di Thermal lock-in, in cui un notevole aumento di temperatura è raggiunto in un tempo così breve da non consentire al calore di trasferirsi ai tessuti adiacenti. I frammenti prodotti verrano portati via dalle cellule spazzino attraverso il sistema linfatico. Di recente, tale concetto è stato portato alle estreme conseguenze con la nascita dei Laser a picosecondi, in grado di generare impulsi della durata di mille miliardesimi di secondo. Più che per effetto fototermico, i picolaser agiscono grazie ad un effetto fotomeccanico o fotoacustico. Il fenomeno che ne deriva prende il nome di Stress lock-in, in cui l’aumento di temperatura è ancora più elevato e la durata dell’impulso ancora più breve. Di conseguenza, ai tessuti circostanti non sono trasferite né l’energia termica né quella vibrazionale, con un danno tissutale ancora più ridotto. I picolaser sono in grado di polverizzare le particelle residue, che saranno eliminate dall’organismo tramite i processi sopra descritti.
I laser utilizzati per la rimozione dei tatuaggi consentono oggi di trattare disegni non solo neri, ma anche colorati. Il risultato finale, però, sarà in gran parte condizionato, oltre che dal colore, dal tipo di pigmento e dalla densità dello stesso.
I laser più efficaci sono quelli in grado di generare fasci di luce con lunghezze d’onda dedicate e con impulsi ad altissima intensità in un tempo brevissimo:
• Laser Q-Switched
• Picolaser
Come tutti i laser medici non ablativi, quelli utilizzati per rimuovere i tatuaggi emettono una luce che colpisce un cromoforo bersaglio e, trasformata in energia termica, esaurisce il suo effetto nei primi strati della cute. E’ un trattamento del tutto sicuro. In ogni caso, il suo utilizzo è controindicato nelle seguenti condizioni:
• Gravidanza e/o allattamento
• Pazienti che assumono la pillola estroprogestinica (favorisce eventuali iperpigmentazioni reattive)
• Pazienti che assumono farmaci fotosensibilizzanti (stessi motivi della pillola)
• Patologie della pelle
• Epilessia
• Diabete
• Escoriazioni o danni cutanei
• Esposizione agli U.V. (sole o lampade) nelle 2 settimane che precedono il trattamento
• Pazienti con tendenza alla cicatrizzazione patologica
E’ un trattamento sicuro, ma ricordiamoci che siamo di fronte ad una procedura medica che deve essere eseguita da operatori esperti, qualificati ed in condizioni di massima sterilità all’interno di strutture adeguate e con apparecchi di ultima generazione.
I rischi dei potenziali effetti collaterali come conseguenza di un trattamento laser per la rimozione di un tatuaggio variano a seconda del tipo di pelle, del fototipo, dell’esposizione ai raggi U.V. I più comuni sono rappresentati da:
- Eritema (arrossamento) cutaneo: se leggero, viene considerato l’endpoint del trattamento stesso e tende a scomparire nelle ore successive
- Alterazioni della pigmentazione cutanea: iperpigmentazioni ed ipopigmentazioni possono essere il risultato di trattamenti effettuati su pazienti con cute abbronzata o fototipi troppo elevati. Le seconde potrebbero essere permanenti
- Comparsa di vesciche o crosticine: l’utilizzo di laser con potenze troppo elevate, o la presenza di peli troppo lunghi potrebbero causare ustioni cutanee più o meno superficiali, da cui possono esitare fenomeni di cicatrizzazione ipertrofica
- Riattivazione di Herpes Virus
- Possibilità di danni retinici, per trattamenti eseguiti in prossimità dell’area perioculare senza le dovute protezioni.
La prima visita ha una durata generalmente di circa 1/2 ora, durante la quale il dr. Fasciani raccoglierà l’anamnesi, valuterà le corrette indicazioni e spiegherà in maniera ampia e dettagliata effetti, limiti, eventuali controindicazioni o complicanze e risultati del trattamento previsto.
Si richiede al/la paziente di evitare di esporsi ai raggi U.V. almeno 3 settimane prima del trattamento. Non truccare, né usare creme, deodoranti e/o profumi sulle aree da trattare. Sono infine sconsigliati tutti i trattamenti topici a base di acidi della frutta (peeling chimici) nel mese antecedente al trattamento.
Una seduta di laser dura dai 10 ai 60 minuti, a seconda dell’area corporea interessata.
In quanto scarsamente doloroso, generalmente il laser non necessita di anestesia topica. Per trattamenti di aree estese, può essere applicata una crema anestetica 30-45 minuti prima della seduta. Si renderà invece necessario, durante la seduta laser, l’utilizzo da parte del/la paziente di occhiali protettivi.
Dopo la seduta laser è fatto divieto di: sottoporsi a peeling e/o utilizzare trattamenti topici aggressivi; esporsi a fonti di calore, ai raggi U.V. e utilizzare creme autoabbronzanti; assumere Isotretinoina. La prosecuzione di eventuali terapie in corso dovrà essere valutata con il curante caso per caso. Sarà opportuno trattare la zona con una crema idratante e proteggerla con protezione solare 50+. La mancata osservazione di tutto quanto indicato potrebbe aumentare i rischi di complicanze e/o effetti collaterali.
Cosa aspettarsi dal trattamento? La medicina è caratterizzata da un’estrema variabilità individuale. I fattori potenzialmente in grado di influenzare il risultato definitivo sono molteplici ed a volte di difficile individuazione. Nella maggior parte dei casi, nei giorni successivi al trattamento, si assiste ad un graduale cambio di colore del tatuaggio che in un primo momento si schiarisce in modo importante e sembra essere scomparso; a questa fase iniziale, segue la graduale ricomparsa del colore, ma più chiaro di prima. Dopo ogni seduta il tatuaggio tenderà a sbiadire sino alla totale scomparsa, per cui saranno necessarie multiple sedute. Al termine del trattamento, si otterrà la completa restitutio ad integrum, cioè la risoluzione del tatuaggio senza segni. In rare occasioni, si potrebbe assistere al cosiddetto effetto ghost, cioè alla presenza di un alone sbiadito al posto del disegno originale, dovuto alla permanenza di piccoli residui di pigmento che il laser non è stato in grado di eliminare del tutto. In pazienti predisposti, potrebbero residuare veri e propri esiti cicatriziali. Come scritto, però, ogni paziente è diverso e l’utilizzo dei laser di ultima generazione ha notevolmente ridotto questo genere di complicanze.
Il dr. Lucio Fasciani utilizza solo strumentazioni ‘FDA approved’.
Selective photothermolysis: Precise microsurgery by selective absorption of pulsed radiation - Anderson RR, Parrish JA su Science
A superior method of tattoo removal using the Q-switched ruby laser – Scheibner su J Dermatol Surg Oncol
Clinical use of the Q-switched ruby and the Q-switched Nd:YAG (1064nm and 532nm) lasers for treatment of tattoos – Kilmer su J Dermatol Surg Oncol
Mechanism and principle of laser treatment in dermatology: Light-tissue interaction. In Pearls and problems of laser dermatology - Hazama H (Nankodo Editrice)
Picosecond Laser Treatment for Tattoos and Benign Cutaneous Pigmented Lesions – Kasai su Laser Therapy
Laser assisted tattoo removal – state of the art and new developments – Bäumler su Photochemical & Photobiological Sciences