Laser Pigmentazioni

LASER LESIONI PIGMENTATE

Le neoformazioni cutanee che colpiscono la cute sono di vario genere. Molte di queste hanno origine melanocitaria o sono in parte composte da melanina. Nella stragrande maggioranza dei casi il trattamento di scelta è l’escissione chirurgica, seguita da esame istologico definitivo. Tale opzione è l’unica che ci consente di fare diagnosi differenziale e stabilire l’eventuale protocollo terapeutico in caso di patologia tumorale.

In casi selezionati e solo a fronte di una diagnosi di natura benigna della lesione (a seguito di una visita specialistica dermatologica), per esigenze estetiche, si possono rimuovere le lesioni cutanee facendo ricorso alla Luce Pulsata o alla Tecnologia Laser.

La prima non è in grado di generare un fascio composto da una singola lunghezza d’onda specifica per la melanina e tende a riscaldare maggiormente i tessuti circostanti rispetto ai laser dedicati. Per questi motivi, a partire dagli anni ’90, con la scoperta della tecnologia ‘Q switched’, i Laser si sono imposti come tecnica di prima scelta nella rimozione delle lesioni pigmentate benigne.

Si tratta di laser non ablativi, con impulso d’azione brevissimo, progettati per colpire i pigmenti melanici presenti nelle lesioni pigmentate quali le melanocitosi dermiche, il melasma, le efelidi e le lentiggini senili, senza danneggiare i tessuti circostanti.

Questa modalità trova il suo razionale nel concetto base della scienza dei laser: la fototermolisi selettiva. La luce emessa da un laser, avendo una lunghezza d’onda specifica, sarà assorbita dal bersaglio (cromoforo) in modo selettivo preservando dal danno i tessuti circostanti. La trasformazione della luce in calore è responsabile della distruzione specifica del pigmento. Maggiori sono le differenze in concentrazione di cromoforo tra il bersaglio e la cute circostante, migliore sarà l’effetto definitivo, minimizzando gli effetti collaterali. L’esempio tipico è una neoformazione dermica di colorito scuro circondata da cute chiara e non abbronzata (altrimenti la melanina cutanea andrebbe ad interferire con la melanina presente all’interno della lesione).

Di norma i laser medici esplicano la loro azione in impulsi della durata di millisecondi (un millesimo di secondo). Questo consente di cedere, in maniera controllata, una parte del calore ai tessuti che si intende danneggiare. Nel caso delle lesioni pigmentate dermiche, invece, lo scopo è quello di esplicare tutta l’azione a carico del bersaglio, cedendo meno calore possibile al derma sano, in modo da minimizzare il danno a suo carico. L’impulso deve essere intenso ma breve. Ciò è stato reso possibile grazie all’avvento dei Laser ‘Q switched’, in grado di produrre impulsi ad altissima intensità, della durata di nanosecondi (miliardesimi di secondo). Solo un raggio con tali caratteristiche, infatti, è in grado di frammentare le particelle pigmentate consentendo di disperdere l’energia senza danno ai tessuti. Tale fenomeno prende il nome di Thermal lock-in, in cui un notevole aumento di temperatura è raggiunto in un tempo così breve da non consentire al calore di trasferirsi ai tessuti adiacenti. I frammenti prodotti verranno portati via dalle cellule spazzino attraverso il sistema linfatico.

Di recente, tale concetto è stato portato alle estreme conseguenze con la nascita dei Laser a picosecondi, in grado di generare impulsi della durata di mille miliardesimi di secondo. Più che per effetto fototermico, i picolaser agiscono grazie ad un effetto fotomeccanico o fotoacustico. Il fenomeno che ne deriva prende il nome di Stress lock-in, in cui l’aumento di temperatura è ancora più elevato e la durata dell’impulso ancora più breve. Di conseguenza, ai tessuti circostanti non sono trasferite né l’energia termica né quella vibrazionale, con un danno tissutale ancora più ridotto. I picolaser sono in grado di polverizzare le particelle residue, che saranno eliminate dall’organismo tramite i processi sopra descritti.

INDICAZIONI

I laser per lesioni pigmentate consentono di trattare tutte quelle malformazioni o neoformazioni melanocitarie di natura benigna poste nel contesto dell’epidermide e del derma. Distinguiamo quindi:

Melanocitosi dermiche
• Melanocitosi epidermiche
• Cheratosi sebprroiche
• Efelidi
• Lentiggini senili
• Melasma

I laser per le lesioni pigmentate più efficaci sono quelli in grado di generare fasci di luce con lunghezze d’onda più vicine ai picchi di assorbimento della melanina e con impulsi ad altissima intensità in un tempo brevissimo:

• Laser Q-Switched
• Picolaser

Ricordiamo che in caso di dubbio diagnostico, prima del trattamento laser, è sempre indicato eseguire una biopsia cutanea.

CONTROINDICAZIONI

Come tutti i laser medici non ablativi, quelli utilizzati per le lesioni pigmentate emettono una luce che colpisce un cromoforo bersaglio e, trasformata in energia termica, esaurisce il suo effetto nei primi strati della cute. E’ un trattamento del tutto sicuro. In ogni caso, il suo utilizzo è controindicato nelle seguenti condizioni:

• Gravidanza e/o allattamento
• Pazienti che assumono la pillola estroprogestinica (favorisce eventuali iperpigmentazioni reattive)
• Pazienti che assumono farmaci fotosensibilizzanti (stessi motivi della pillola)
• Patologie della pelle
• Epilessia
• Diabete
• Escoriazioni o danni cutanei
• Esposizione agli U.V. (sole o lampade) nelle 2 settimane che precedono il trattamento
• Pazienti con tendenza alla cicatrizzazione patologica

EFFETTI COLLATERALI

E’ un trattamento sicuro, ma ricordiamoci che siamo di fronte ad una procedura medica che deve essere eseguita da operatori esperti, qualificati ed in condizioni di massima sterilità all’interno di strutture adeguate e con apparecchi di ultima generazione.

I rischi dei potenziali effetti collaterali come conseguenza di un trattamento laser per le lesioni pigmentate variano a seconda del tipo di pelle, del fototipo, dell’esposizione ai raggi U.V. I più comuni sono rappresentati da:

- Eritema (arrossamento) cutaneo: se leggero, viene considerato l’endpoint del trattamento stesso e tende a scomparire nelle ore successive
- Alterazioni della pigmentazione cutanea: iperpigmentazioni ed ipopigmentazioni possono essere il risultato di trattamenti effettuati su pazienti con cute abbronzata o fototipi troppo elevati. Le seconde potrebbero essere permanenti
- Comparsa di vesciche o crosticine: l’utilizzo di laser con potenze troppo elevate, o la presenza di peli troppo lunghi potrebbero causare ustioni cutanee più o meno superficiali, da cui possono esitare fenomeni di cicatrizzazione ipertrofica
- Riattivazione di Herpes Virus
- Possibilità di danni retinici, per trattamenti eseguiti in prossimità dell’area perioculare senza le dovute protezioni.

TRATTAMENTO

La prima visita ha una durata generalmente di circa 1/2 ora, durante la quale il dr. Fasciani raccoglierà l’anamnesi, valuterà le corrette indicazioni e spiegherà in maniera ampia e dettagliata effetti, limiti, eventuali controindicazioni o complicanze e risultati del trattamento previsto.

Si richiede al/la paziente di evitare di esporsi ai raggi U.V. almeno 3 settimane prima del trattamento. Non truccare, né usare creme, deodoranti e/o profumi sulle aree da trattare. Sono infine sconsigliati tutti i trattamenti topici a base di acidi della frutta (peeling chimici) nel mese antecedente al trattamento.

Una seduta di laser dura dai 10 ai 30 minuti, a seconda dell’area corporea interessata. In quanto scarsamente doloroso, il laser non necessita di anestesia topica. Si renderà invece necessario, durante la seduta laser, l’utilizzo da parte del/la paziente di occhiali protettivi.

DOPO IL TRATTAMENTO

Dopo la seduta laser è fatto divieto di: sottoporsi a peeling e/o utilizzare trattamenti topici aggressivi; esporsi a fonti di calore, ai raggi U.V. e utilizzare creme autoabbronzanti; assumere Isotretinoina. La prosecuzione di eventuali terapie in corso dovrà essere valutata con il curante caso per caso. Sarà opportuno trattare la zona con una crema idratante e proteggerla con protezione solare 50+. La mancata osservazione di tutto quanto indicato potrebbe aumentare i rischi di complicanze e/o effetti collaterali.

DURATA ED EFFICACIA DEL RISULTATO

Talvolta il risultato è immediato, più spesso è necessario che il paziente si sottoponga a multiple sedute. I fattori che influiscono sul risultato finale sono il tipo di lesione, il suo colore, la profondità degli accumuli di melanina, il fototipo cutaneo, la lunghezza d’onda del raggio, la durata dell’impulso e la sua intensità. Per quanto scritto è impossibile prevedere un numero di sedute necessarie. L’intervallo fra le stesse sarà diverso a seconda dell’area corporea interessata e comunque non dovrà passare meno di un mese fra l’una e l’altra.

Cosa aspettarsi dal trattamento? La medicina è caratterizzata da un’estrema variabilità individuale. I fattori potenzialmente in grado di influenzare il risultato definitivo sono molteplici ed a volte di difficile individuazione. Nella maggior parte dei casi, nei giorni successivi al trattamento, si assiste ad un graduale cambio di colore della lesione che in un primo momento tende a scurirsi ulteriormente sino a diventare nera; a questa fase iniziale, segue la graduale scomparsa della lesione, in genere senza esiti cicatriziali. Come scritto, però, ogni trattamento può essere diverso.

Il dr. Lucio Fasciani utilizza solo strumentazioni ‘FDA approved’.

Per approfondimenti:

Selective photothermolysis: Precise microsurgery by selective absorption of pulsed radiation - Anderson RR, Parrish JA su Science
Mechanism and principle of laser treatment in dermatology: Light-tissue interaction. In Pearls and problems of laser dermatology - Hazama H (Nankodo Editrice)
Picosecond Laser Treatment for Tattoos and Benign Cutaneous Pigmented Lesions – Kasai su Laser Therapy
Melasma – Kasai in Treatment of Pigmented Lesions (editrice Bunkodo)
Treatment strategy of melasma: The importance of conservative treatment taking into consideration of the essential qualities of melisma - Kasai

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