Con il termine di cicatrice si indica il risultato finale del fisiologico processo di guarigione dei tessuti superficiali in presenza di un danno che, superando l’epidermide, coinvolga il derma profondo. E’ il segno che resta sulla cute dopo l’avvenuta riparazione di una ferita. E’ l’esito finale di un insulto traumatico, da ustione o post-chirurgico.
Non esiste danno cutaneo senza cicatrice, così come non è possibile far scomparire una cicatrice, una volta che questa si è formata.
Essa, infatti, sarà costituita da un tessuto con caratteristiche diverse rispetto alla cute sana in quanto a pigmentazione, perdita di elasticità e forza, assenza di annessi cutanei (peli e ghiandole). Una cicatrice ‘matura’ è caratterizzata da fibre collagene con orientamento parallelo alla direzione della cute (di norma hanno un aspetto a reticolato) ed una membrana basale (a livello della giunzione dermo-epidermica) molto più sottile a ricoprire il tessuto cicatriziale.
In ogni caso va sottolineato che, con le dovute eccezioni, l’aspetto definitivo di una cicatrice, nella quasi totalità dei casi, è frutto della predisposizione individuale del/la paziente più che del tipo di trauma o di sutura eseguita. Riguardo alle cicatrici ipertrofiche, sembra possano avere un ruolo preminente: le infezioni della ferita o una tensione eccessiva lungo i bordi della stessa (caratteristica di alcune sedi corporee)
Solo quando il danno è limitato all’epidermide, vi è una riparazione con ‘restitutio ad integrum’, priva di esiti visibili. In caso contrario si assisterà alla formazione di una cicatrice più o meno evidente. Compito del chirurgo sarà quello di minimizzare i fattori di rischio, rendendo gli esiti meno evidenti possibile, cercando di mimetizzare il danno con la cute sana circostante.
Ad oggi, una delle più grandi difficoltà nel trattamento delle cicatrici patologiche consiste nella corretta diagnosi iniziale. Non di rado, anche dagli addetti ai lavori, la fase fibroplastica di una cicatrice normale viene scambiata per una cicatrice ipertrofica e la fase proliferativa di una cicatrice ipertrofica diagnosticata come un cheloide. Ovvie le conseguenze: trattamenti inadeguati o inutilmente costosi, cui seguono risultati insufficienti e talvolta peggiorativi.
Il trattamento delle cicatrici cutanee, per quanto esposto in precedenza, rappresenta una vera e propria sfida per il chirurgo plastico. E’ influenzato da un’innumerevole serie di fattori (tipo di cicatrice, grado di maturazione, predisposizione individuale, sede corporea, tipo di trauma), ma essenzialmente si basa su un assunto imprescindibile: una cicatrice cutanea in quanto tale è un tessuto diverso dalla cute sana circostante e non può scomparire. Una prima, ma fondamentale valutazione sarà, pertanto, quella di comprendere le reali aspettative del/la paziente e decidere se intervenire e come farlo.
Infine ricordiamo che non esiste ad oggi un gold standard nella cura delle cicatrici e che risultati ottimali sono possibili solo attraverso un approccio individuale e multimodale. Tra le opzioni terapeutiche, oggi, i laser rappresentano un’arma imprescindibile a disposizione del curante, dal momento che offrono un’ampia varietà di scelta: laser ablativi, laser non ablativi, laser frazionali, laser Q-Switched.
Tutti trovano il loro razionale nel concetto base della scienza dei laser: la fototermolisi selettiva. La luce emessa da un laser, avendo una lunghezza d’onda specifica, sarà assorbita dal bersaglio in modo selettivo preservando dal danno i tessuti circostanti. La trasformazione della luce in calore è responsabile della distruzione specifica del bersaglio. La durata dell’impulso deve essere tale da consentire al bersaglio che assorbe energia di avere il tempo di dissiparla senza riportare un danno non richiesto. Maggiori sono le differenze in concentrazione di cromoforo tra il bersaglio e la cute circostante, migliore sarà l’effetto definitivo, minimizzando gli effetti collaterali.
I laser utilizzati per il trattamento delle cicatrici sono di diverso tipo ed a seconda delle loro caratteristiche possono intervenire in momenti successivi della storia clinica del/la paziente. Ai fini dell’opzione corretta, il colore e l’aspetto della cicatrice rappresentano i cardini della scelta:
• Colore (dal rosso, indice di fase acuta infiammatoria, al marrone indice di iperpigmentazione, al bianco, indice di atrofia)
• Aspetto (rilevato, piano, infossato)
Fase eritematosa della cicatrice: PDL (Pulsed Dye Laser), è un laser non ablativo con emissione di una luce con lunghezza d’onda di 585 nanometri, specifico per le lesioni vascolari superficiali. E’ in grado di contrastare l’infiammazione della cicatrice nei primi momenti della fase acuta.
Fase tardiva pigmentata della cicatrice: nelle pigmentazioni epidermiche melaniche, il laser Q-Switched Alessandrite ed in quelle dermiche da inclusione, il laser Q-Switched Nd:YAG, trovano indicazione grazie alla loro affinità verso i pigmenti scuri ed alla capacità di generare fasci di luce con impulso brevissimo. La differenza risiede nella diversa lunghezza d’onda che consente al secondo di agire a profondità maggiori.
Aspetto atrofico della cicatrice: è necessaria una stimolazione termica dell’attività dei fibroblasti minimizzando, al contempo, il danno ai tessuti perilesionali. I laser frazionali non ablativi, producono colonne di danneggiamento termico all’interno del derma con preservazione dell’epitelio sovrastante. Questo consente di stimolare la sintesi di collagene tramite un’attivazione dei fibroblasti, senza produrre ulteriore tessuto cicatriziale.
Aspetto atrofico della cicatrice: è richiesta una capacità da parte del dispositivo di ridurre fisicamente la massa della cicatrice. Sono indicati i laser ablativi frazionali e non, che grazie alla loro affinità per l’acqua sono in grado di rimuovere, in modo controllato, gli strati superficiali della lesione cicatriziale. Questo consentirà di uniformare il più possibile la stessa ai tessuti adiacenti, rendendola meno evidente e migliorando il risultato estetico definitivo.
Come tutti i laser medici non ablativi, quelli utilizzati per migliorare le cicatrici emettono una luce che colpisce un bersaglio e, trasformata in energia termica, esaurisce il suo effetto nei primi strati della cute. E’ un trattamento del tutto sicuro. In ogni caso, il suo utilizzo è controindicato nelle seguenti condizioni:
• Gravidanza e/o allattamento
• Pazienti che assumono la pillola estroprogestinica (favorisce eventuali iperpigmentazioni reattive)
• Pazienti che assumono farmaci fotosensibilizzanti (stessi motivi della pillola)
• Patologie della pelle
• Epilessia
• Diabete
• Escoriazioni o danni cutanei
• Esposizione agli U.V. (sole o lampade) nelle 2 settimane che precedono il trattamento
• Pazienti con tendenza alla cicatrizzazione patologica
E’ un trattamento sicuro, ma ricordiamoci che siamo di fronte ad una procedura medica che deve essere eseguita da operatori esperti, qualificati ed in condizioni di massima sterilità all’interno di strutture adeguate e con apparecchi di ultima generazione.
I rischi dei potenziali effetti collaterali come conseguenza di un trattamento laser per il miglioramento di una cicatrice variano a seconda del tipo di pelle, del fototipo, dell’esposizione ai raggi U.V. I più comuni sono rappresentati da:
- Eritema (arrossamento) cutaneo: se leggero, viene considerato l’endpoint del trattamento stesso e tende a scomparire nelle ore successive
- Alterazioni della pigmentazione cutanea: iperpigmentazioni ed ipopigmentazioni possono essere il risultato di trattamenti effettuati su pazienti con cute abbronzata o fototipi troppo elevati. Le seconde potrebbero essere permanenti
- Comparsa di vesciche o crosticine: l’utilizzo di laser con potenze troppo elevate, o la presenza di peli troppo lunghi potrebbero causare ustioni cutanee più o meno superficiali, da cui possono esitare
fenomeni di cicatrizzazione ipertrofica
-Riattivazione di Herpes Virus
-Possibilità di danni retinici, per trattamenti eseguiti in prossimità dell’area perioculare senza le dovute protezioni.
La prima visita ha una durata generalmente di circa 1/2 ora, durante la quale il dr. Fasciani raccoglierà l’anamnesi, valuterà le corrette indicazioni e spiegherà in maniera ampia e dettagliata effetti, limiti, eventuali controindicazioni o complicanze e risultati del trattamento previsto.
Si richiede al/la paziente di evitare di esporsi ai raggi U.V. almeno 3 settimane prima del trattamento. Non truccare, né usare creme, deodoranti e/o profumi sulle aree da trattare. Sono infine sconsigliati tutti i trattamenti topici a base di acidi della frutta (peeling chimici) nel mese antecedente al trattamento.
Una seduta di laser dura dai 10 ai 60 minuti, a seconda dell’area corporea interessata.
In quanto scarsamente doloroso, generalmente il laser non necessita di anestesia topica. Per trattamenti di aree estese, può essere applicata una crema anestetica 30-45 minuti prima della seduta. Si renderà invece necessario, durante la seduta laser, l’utilizzo da parte del/la paziente di occhiali protettivi.
Dopo la seduta laser è fatto divieto di: sottoporsi a peeling e/o utilizzare trattamenti topici aggressivi; esporsi a fonti di calore, ai raggi U.V. e utilizzare creme autoabbronzanti; assumere Isotretinoina. La prosecuzione di eventuali terapie in corso dovrà essere valutata con il curante caso per caso. Sarà opportuno trattare la zona con una crema idratante e proteggerla con protezione solare 50+. La mancata osservazione di tutto quanto indicato potrebbe aumentare i rischi di complicanze e/o effetti collaterali.
Al/la paziente va chiaramente spiegato chenon è possibile far scomparire una cicatrice, una volta che questa si è formata. A volte può essere migliorata ed il grado di miglioramento è altamente variabile in base a sede corporea, tempo di comparsa, tipo di danno. Per quanto scritto è impossibile prevedere un numero di sedute necessarie, né il risultato estetico definitivo.
Cosa aspettarsi dal trattamento? La medicina è caratterizzata da un’estrema variabilità individuale. I fattori potenzialmente in grado di influenzare il risultato definitivo sono vari ed a volte di difficile individuazione. Il trattamento laser delle cicatrici va integrato in un contesto molto più ampio, rappresentato dai molteplici strumenti a disposizione del medico curante. Ciò nonostante, resta una delle patologie più complesse da affrontare per un chirurgo plastico. Un suggerimento a tal proposito per i pazienti: i termini di ‘cicatrice’ e ‘miracolo’ nella stessa frase rappresentano un sicuro indice di fallimento futuro assicurato.
Il dr. Lucio Fasciani utilizza solo strumentazioni ‘FDA approved’.
Selective photothermolysis: Precise microsurgery by selective absorption of pulsed radiation - Anderson RR, Parrish JA su Science
Mechanism and principle of laser treatment in dermatology: Light-tissue interaction. In Pearls and problems of laser dermatology - Hazama H (Nankodo Editrice)
Flashlamp pulsed-dye laser suppressed TGF-β1 expression and proliferation in cultured keloid fibroblast in mediated by MAPK pathway - Kuo su Laser Surg Med
Treatment of surgical scars with nonablative fractional lasers versus pulsed dye laser: a randomized controlled trial - Tierney su Dermatol Surg